Ecuador, «sventato un colpo di stato come quello in Venezuela»

 

 

Geraldina Colotti, 03.07.2015, “Il Manifesto”

La denuncia. Intervista a Juan Meriguet, dirigente di Alianza Pais

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Ecuador, proteste contro Correa

 © La Presse

 

 

Mas­sima allerta, in Ecua­dor, dopo la sco­perta di un ten­ta­tivo di golpe, denun­ciato dal governo. «Il modello – dice al mani­fe­sto Juan Meri­guet — è quello del golpe blando, il golpe mor­bido che è stato pro­get­tato anche in Vene­zuela e che vor­rebbe por­tare a risul­tati come quelli che abbiamo visto sei anni fa in Hon­du­ras con la depo­si­zione mili­tare del pre­si­dente legit­timo, Manuel Zelaya o di Fer­nando Lugo in Para­guay». Come nel golpe pro­get­tato in Vene­zuela e sven­tato qual­che mese fa, erano già pronti pro­clami da pub­bli­care sui gior­nali di oppo­si­zione. A tes­sere le trame, uomini poli­tici delle destre «legati alla Cia e alle sue agen­zie come l’Usaid, e due colon­nelli, uno dei quali in pen­sione, Mario Paz­mino, ex capo dell’intelligence mili­tare, e un altro, César Car­rion, che diri­geva l’ospedale della poli­zia nel quale il pre­si­dente Rafael Cor­rea venne seque­strato per ore nel 2010. In prima fila, il depu­tato Andrés Paez».

In que­sto caso, tutto si è messo in moto con le pro­te­ste dell’opposizione, scop­piate quando il pre­si­dente Rafael Cor­rea ha annun­ciato di aver pro­po­sto al par­la­mento «un testo di legge per tas­sare i pro­fitti e l’eredità delle grandi for­tune». I gol­pi­sti pre­ve­de­vano «di accer­chiare il palazzo del governo e di bloc­care gli aero­porti di Gua­ya­quil e Quito, città gover­nate dall’opposizione, facendo con­fluire due diverse mani­fe­sta­zioni: quella evi­den­te­mente capi­ta­nata dall’oligarchia e un’altra che avrebbe dovuto assu­mere sem­bianze più lar­ghe, anche di sini­stra. Infatti, una delle per­sone coin­volte appar­tiene a un set­tore indi­geno legato alla Conaie, e prima di tutto alla Cia». Però — chie­diamo a Meri­guet — esi­ste dav­vero un’opposizione che vi con­te­sta dall’ estrema sini­stra… «Nell’arco di forze che appog­gia la coa­li­zione Alianza Pais — risponde — vi sono molte com­po­nenti marxiste-leniniste e di estrema sini­stra, ma è una dia­let­tica tutta interna al cam­bia­mento che si è messo in moto con la revo­lu­cion ciu­da­dana. Esi­ste poi una pic­cola com­po­nente dog­ma­tica che avanza riven­di­ca­zioni cor­po­ra­tive e che scende in piazza con l’oligarchia, senza tener conto che la rivo­lu­zione è un pro­cesso, si costrui­sce ogni giorno e con una rap­pre­sen­tanza vera». Cor­rea stesso — chie­diamo ancora — ha però detto che in Ecua­dor il 2% pos­siede oltre il 90% delle risorse del paese. Per­ché è ancora così? «Abbiamo rea­liz­zato grandi cose. Abbiamo ricon­qui­stato la sovra­nità piena, rine­go­ziando il debito con le grandi isti­tu­zioni inter­na­zio­nali. Vedete quel che invece sta acca­dendo in Gre­cia. Abbiamo chiuso le basi mili­tari Usa, stiamo costruendo un sistema di più equa ridistribuzione».

Qua­lora non fos­sero riu­sciti a far cadere il governo, i gol­pi­sti avreb­bero dovuto comun­que pro­vo­care il caos per far fal­lire la visita di papa Ber­go­glio, pre­vi­sta per dopo­do­mani: «Papa Fran­ce­sco — spiega Juan — apprezza molto le idee eco­no­mi­che di Cor­rea, lo ha invi­tato alla discus­sione ristretta sull’Enciclica Lau­dato si’ sull’ambiente. La nostra costi­tu­zione è l’unica al mondo che con­tem­pla i diritti della natura, intesa come sog­getto».
Ieri, i soste­ni­tori di Cor­rea hanno deciso di farsi sen­tire, e sono tor­nati in piazza a migliaia: «I con­te­sta­tori — dice ancora Meri­guet hanno pieno diritto di mani­fe­stare paci­fi­ca­mente. Sospen­dendo il testo di legge e invi­tando tutta la società al dia­logo, il pre­si­dente ha rico­no­sciuto che dob­biamo fare un passo indie­tro. Ma non lasce­remo che il popolo torni a subire il neoliberismo».